O delle leggi che governano il mondo fisico

Quel meccanismo praticamente perfetto che è il mio corpo mi sta aiutando anche questa volta, portandomi senza scossoni nella menopausa. Niente scalmane, niente calo della libido (anzi!), niente secchezza vaginale, graduale e costante aumento del periodo fra un ciclo e l’altro, qualche follicolo che fa ancora capolino nelle ovaie, assicurandomi ancora un dignitoso livello ormonale in circolo. E ancora qualche mestruazione. Ma se il mio corpo funziona perfettamente, segue anche la legge di Murphy. La quale afferma, con uno dei suoi numerosi corollari, che se una sindrome premestruale della durata di qualche mese deve a un certo punto concludersi con una menorrea, questa si verificherà esattamente nei tre giorni più caldi di giugno.

L’araba fenice

Araba-fenice
Si racconta che in menopausa cali la libido.
Si racconta pure che ci si metta anche la secchezza vaginale a rendere difficoltosi – e dolorosi – i rapporti.
Si racconta che verso i 50 sopraggiunga una certa qual pace dei sensi.

Tradunt. I latini, forse. Non saprei. Le mie amiche no. E non è che pensi di avere amiche speciali o ninfomani. No, le mie amiche son normonormali. Come me, insomma. Epperò. Niente, questo calo di libido non ci azzecca. Al contrario. Si lamentano dei coniugi – compagni, amanti, quel che volete. Sono i coniugi, pare, a non farcela più. Sempre troppo stanchi. O troppo deboli. O vagamente malati. (Che, per caso, hai mal di testa?). Calo di testosterone evidente, altro che.
E le signore si lagnano. Mi par giusto.

Le bionde trecce fa eccezione. Mio marito ancora non è cambiato. Non so se cambierà mai. Fatto sta che la mia Araba fenice personale si lamenta che lo facciamo troppo poco, nel caso. E non si sognerebbe mai di negarsi.
Col tempo migliora persino. Tanto che qualche giorno fa mi ha regalato una seconda Araba fenice, lo squirting, noto anche come eiaculazione femminile. Ne avevo solo sentito parlare ed ero convinta che fosse una cazzata. Invece no.

Così, alla mia veneranda età ho scoperto un nuovo tipo di orgasmo. Però è inutile provarci: mio marito non ve lo presto. Neanche mezz’ora.

Ma pensa te

pane650
Dev’essere una questione di strategie di comunicazione. E anche, certamente, dell’eccessivo cinismo ipercritico della sottoscritta. Comunque, un po’ come è accaduto con il MonnaLisa Touch di cui s’è già parlato, il pane delle donne a me da’ una leggera idiosincrasia. Pazienza se il pane è buonissimo (e non ne ho idea) e se l’hanno studiato all’Università di Siena, a me fa ridere. Vagamente anche pena. E mi scatta il rifiuto. Ma non dovrei essere in target?

P.S. ovvero domande fuori tempo: ma che effetti avrà mai sugli uomini?

Caro diario

mammografia
Ieri ho fatto la mammografia, anzi, no, lo “screening mammografico” mi hanno corretto tutti i gentili signori ai quali ho chiesto informazioni. Mammografia gratuita, proposta dal servizio sanitario come screening, a tutte le signore tra i 50 e i 74 anni, da ripetere ogni due anni.

È un esame che detesto anche se non si può precisamente dire che sia doloroso: a molte donne, proprio come a me, dà fastidio lo strizzamento di tette necessario. Ora, la sottoscritta è ipercondriaca e non tanto precisa: l’ultima mammografia risaliva a quattro o cinque anni fa. In tutte le mie esperienze precedenti, ero sempre stata trattata come un numero e non come una persona: in un certo senso la mammografia l’ho sempre subita, quasi come una brutalità.

Invece ieri tutto regolato come un cronometro svizzero: non ho aspettato neppure un minuto, la radiologa era perfetta (gentile e rassicurante senza strafare, sorridente ed efficace, tranquilla e tranquilizzante) e, pure se le tette sono ancora un tantino indolenzite, la macchina non era fredda come le volte precedenti e il disagio era un po’ meno disagio.
Tutto qua. È accaduto. Al Fatebenefratelli a Milano. E questo è il mio microscopico tributo: grazie.

Menopausa: 11 integratori per alleviare i sintomi. E qui un integratore al giorno: 6

art_igname2L’elenco di Salute e benessere, come annunciato, prosegue. È il turno dell’igname selvatico, che sarebbe “un’alternativa agli ormoni”.
In questo caso i dubbi sono avanzati già dal testo di Salute e benessere: “Compresse e creme a base di alcune specie di igname selvatico sono alternative comuni alla terapia ormonale per la menopausa. Alcuni composti naturali contenuti in questa pianta sono simili agli estrogeni e al progesterone, ma forse non sono attivi nelle persone. Finora gli studi clinici non hanno riscontrato prove che affermare che l’igname selvatico sia utile per alleviare i sintomi della menopausa”.
Secondo il sito L’erboristeria.com (dal quale proviene anche la foto), l’igname selvatico “già al tempo dei Maya e degli Aztechi era conosciuta come pianta medicinale dalle proprietà analgesiche, soprattutto dei dolori ovarici, mestruali e del parto. (…)
“L’uso popolare attribuisce proprietà officinali ai tuberi radicali, la cui azione fitormonale, antinfiammatoria, antispasmodica e antireumatica costituisce un rimedio per contrastare i disturbi della menopausa, la dismenorrea e i dolori di tipo reumatico”.
Poi il testo si fa più vago: “Moderne ricerche hanno convalidato queste proprietà, dovute al contenuto in diosgenina, sostanza identificata da ricercatori giapponesi nel 1936”.

Di “moderne ricerche” fatico a trovare traccia. Trovo invece un piccolo paragrafo dedicato alle creme al progesterone negli atti di una Conferenza sulla menopausa del Journal of Obstetrics and Gynaecology Canada (JOGC) (del 2006), nel quale si parla anche dell’igname, ma le conclusioni non sono soddisfacenti: “non disponiamo – vi si legge – di prove convincenti riguardo alla loro efficacia e alla non nocività”.

Il lavoro, comunque, continua.